TESTI CRITICI

(Nel)le fotografie prodotte da Briatta..ciò che ne è all’origine costituisce, letteralmente, un pre-testo piuttosto che l’argomento del discorso.
Esso non riguarda tanto il trasmettere informazioni sul reale quanto la sua restituzione secondo le convenzioni della fotografia, verificando al limite il progetto..di fotografare per vedere che aspetto assumevano le cose da fotografare.

Pierangelo Cavanna

da:"Domande in forma di risposte" - dal catalogo: Eco e Narciso, cultura materiale/fotografia Provincia di Torino, aprile 2004

La serie Montagne riproduce delle immagini di colli e passi montuosi al centro delle quali è inserito un "errore"...a occultare parzialmente la descrizione dell’immagine, precludendo, oltre che l’informazione visiva, ogni godimento della veduta.
Questo "scarabocchio" colorato è un altro dispositivo visivo per bloccare lo sguardo trattenendolo ai limiti della superficie dell’immagine, frustrandone parzialmente le aspettative di fruizione immediata. Come una macchia all’interno di una pupilla, così la sfuocatura posta al centro dell’inquadratura impone una visione laterale, blocca la percezione immediata dell’immagine completa, mostrandocela solo parzialmente. Di fatto quindi questa fotografia ci impone uno sforzo concettuale e l’osservatore vede grazie a un minimo, quasi impercettibile sforzo mentale e solo per mezzo e grazie a un’astrazione (o distrazione)".

Antonella Russo

da: La Forma del colore.
Fotografie di Maurizio Briatta - 1983-2001
dal catalogo: "Silenzio della superficie" - edizioni GAM - ottobre 2002

"Elemento centrale e costitutivo della fotografia di Maurizio Briatta è l’uso del colore che è insieme forma e testo principale di ogni suo lavoro...
Briatta ha iniziato la propria ricerca sul colore in fotografia in privato, sperimentando tra le mura domestiche, dando vita a una personale visitazione di luoghi familiari che appaiono quasi come esercizi di meditazione su una vita interiore...
Dunque nei lavori di Briatta la sfuocatura costituisce un dispositivo visivo per investigare la rappresentazione fotografica...
Per Briatta il paesaggio non rappresenta però il genere fotografico privilegiato, quanto piuttosto un soggetto, tra i tanti possibili, che gli permette di sperimentare per tentare di ribaltare le convenzioni del linguaggio fotografico, evidenziandone contraddizioni e paradossi visivi.
...l'’autore torinese costruisce e visualizza tutte le sue immagini intorno al colore. In tal senso le sue non sono fotografie colorate a posteriori ma al contrario, immagini dove il colore è carne e materia viva di ogni stampa fotografica...
Nelle sue immagini Maurizio Briatta ha fatto proprio e risolto questo problema estetico: soggetti, volumetrie, inquadrature, campi visivi sono pensati principalmente come colore che è insieme forma e motivazione della sua fotografia."

Antonella Russo

da: "La Forma del colore".
Fotografie di Maurizio Briatta - 1983-2001
dal catalogo: "Silenzio della superficie" - edizioni GAM - ottobre 2002

"A diary of landscapes, playing with images in and out of focus, between the presence and the absence of color...
A vintage 6x6 Rolleiflex shuffles the cards and deal them somewhere between nature and artifice...The fact that he used the same 6x6 Rolleiflex used for decades by his father should not be ignored.
The landscapes begin to show background in focus. It is a photographic discourse, a place where the observer is disoriented by out of focus foregrounds and in focus backgrounds...
The frame, however, remains as an obligatory reference point. In these keenly constructed spaces, it is almost impossible to escape from the mesmerizing effect of these pretextual foregrounds...
The author recalls us that, as in the paintings of Turner, the combination between luminosity and atmosphere requires that the foregrounds are perfectly in focus while simultaneously the beckgrounds are blown out of focus. By changing the relationship between foreground and beckground, Maurizio succeeds in creating an almost pictorial vertigo..."

Franco Torriani

from the catalogue: "Maurizio Briatta. Fotografie di paesaggio", curated by Fondazione Italiana per la Fotografia - may 1997

"Briatta, nelle sue recenti Fotografie di paesaggio, mette in dubbio l’obbiettività della fotografia studiando le modificazioni morfologiche e materiche subite dai referenti realistici a seconda della scelta della profondità di campo e del piano della messa a fuoco. Il suo intento più forte è quello di riprodurre tout court la fotografia in quanto quadro e finestra aperta sulla realtà (...); le sue immagini, capaci di fondere insieme il sentimento dell’atmosfera e la corrosione materica dovuta alla generale luminosità della scena, raggiungono infatti esiti di una notevole suggestione visiva che non conosce o non riconosce più dicotomia di sorta fra emozione, forma e impegno concettuale."

Marina Miraglia

da: Lo spazio e l’uomo, due ricerche contigue dell’ultimo ventennio del secolo
dal volume: "Il ‘900 in fotografie e il caso torinese" - 2001 hopefulmonster, Torino

"Sostiene Briatta che le sue fotografie sono specchi e non finestre. Il riferimento evidente è al presupposto teorico di una famosa mostra degli anni settanta curata da John Szarkowski (……) Briatta si mette davanti allo specchio, ma alle sue spalle c’è una finestra aperta. E quindi per quanto lui si frapponga, per quanto inserisca impronte, delimitazioni del quadro, presenze evanescenti, barriere fluttuanti e altre fantasticherie o “timbri” personali, la realtà non sfugge, ma resta lì, leggibile nella sua totalità e complessità. Anzi, forse la comprensione è aiutata, guidata, concentrata”…

Bruno Boveri

dalla presentezione della mostra "Cantieri", galleria Agorà, Torino 2006